di Paolo Paoletti
Lo scontro non è più solo politico. È diventato personale. Ed è tutto pubblico. L’assessore regionale Paolo Calcinaro affida a Facebook una riflessione che suona come un affondo: il Partito Democratico provinciale del Fermano sarà guidato da un commissario esterno perché incapace di trovare un accordo interno. Non finisce qui, la stoccata più forte arriva con la frase” Il tutto insieme a chi ha amministrato insieme a me per dieci anni“. Chiusura secca: “Buona campagna elettorale a loro”.

Non è solo una critica dunque ma una vera e propria una delegittimazione politica con il chiaro riferimenti ai civici de La Città che vogliamo che hanno abbandonato la maggioranza dopo la sua virata a destra.
La replica arriva nei commenti, e porta la firma di Francesco Trasatti. Il tono cambia, ma la durezza resta. Trasatti rivendica la scelta di essersi dimesso mesi fa, spiegando di averlo fatto pubblicamente e per ragioni politiche precise: non condividere la svolta verso destra. Parla di “cinismo” e “opportunismo” nel post del sindaco. Difende il lavoro svolto in nove anni di amministrazione. E soprattutto mette un punto: “Tu ti sei candidato con la destra e noi non votiamo a destra”.
È qui che il civismo fermano mostra la sua frattura più evidente. E proprio di fronte a questo le dichiarazioni dei giorni scorsi di Piazza Pulita e di Mauro Torresi rischiano di affondare nella sabbie mobili compromettendo la ‘purezza’ civica del candidato sindaco Alberto Scarfini.
Trasatti scrive: “Come dissi allora e come ripeto difenderò e difenderemo il lavoro svolto nel passato senza imbarazzi né mi farò problema a fare mea culpa di cose che non sono andate bene o potevano andare meglio, per proporre come correggere il tiro. Evidentemente, per abbandonare il tuo ‘transatlantico di successo’, il disagio che dovevamo provare era parecchio. Ora so che sei una persona vendicativa ma penso che ognuno possa fare il suo percorso senza essere continuamente tirato in ballo, anche nel rispetto di 9 anni di amministrazione vissuti insieme. Tu fai l’Assessore Regionale e io mi occupo di altro. Tu sosterrai Alberto e noi faremo un nostro percorso. Vorrei cercassimo di mantenere uno stile di confronto, che la città merita, anche se ho timore che questo mio appello cadrà nel vuoto“.
La domanda, a questo punto, non è più se il civismo esista ma se ha senso continuare ancora a dire di voler portare avanti un progetto, quello iniziato 11 anni fa, che evidentemente oggi non esiste più.
Nel frattempo il PD provinciale è stato commissariato, e la fase che si apre è di ridefinizione totale degli equilibri.
La vera posta in gioco non è uno scambio di accuse sui social. È la natura stessa della prossima sfida elettorale a Fermo: sarà ancora una competizione tra civici, o una partita politica tra destra e centrosinistra con confini finalmente dichiarati?
Perché se c’è una cosa che emerge da questo botta e risposta è che l’ambiguità sta finendo. E quando le ambiguità finiscono, la politica diventa