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Il civismo, anche nella sua applicazione più nobile, tende a morire quando esce dalla dimensione comunale e si scontra/incontra con la politica regionale e nazionale. È un limite strutturale, non morale. A questo si aggiunge il fatto che, come tutti i progetti, c’è un inizio e una fine naturale. Il problema si crea quando si cerca di tenere in vita e riproporre qualcosa che di fatto è terminato, per lo meno così come eravamo soliti conoscerlo. Capisco che si tratta di una sicurezza, ma bisogna avere il coraggio di ridisegnare lo scenario politico cittadino, con tutti i pericoli del caso.

Che l’esperienza degli ultimi dieci anni a Fermo, con le due giunte Calcinaro, sia nata in buona fede mi sembra un dato difficilmente contestabile. I risultati ci sono stati (a prescindere dal fatto che si possano condividere o meno le scelte). Soprattutto nel primo mandato, quando la combinazione Calcinaro–Trasatti funzionava davvero alla grande, perché fondata su una condivisione reale di valori e visione per la città.

Uscire dal perimetro del civismo locale per muoversi su livelli politici più alti significa dover scegliere. Questa scelta comporta inevitabilmente una direzione. L’ex sindaco Calcinaro l’ha presa. Qualcuno si è arrabbiato, altri sono rimasti delusi, altri ancora hanno apprezzato (considerando le 9.311 preferenze). Ma la verità è che una collocazione, seppur da civico, in un’area di centrodestra o centrosinistra, prima o poi sarebbe stata inevitabile.

Il problema vero si pone ora per chi resta. Non ha più senso continuare a tenere in vita un progetto sartoriale che vedeva nelle figure di Paolo Calcinaro e Francesco Trasatti i due capisaldi.

Alberto Scarfini e l’intera coalizione civica di maggioranza, seppur forti della loro identità, risultano inevitabilmente segnati dalla scelta dell’attuale assessore regionale alla Sanità di virare verso destra. E la politica, a differenza del 2020 – quando Fratelli d’Italia non partecipò neppure con il proprio simbolo – questo lo sa bene.

Un’opportunità particolarmente favorevole per la destra che, con tutto il rispetto, non esprime da tempo figure di forte carisma nel Fermano. Oggi potrebbero salire sul presunto carro vincente facendo pesare una sorta di ‘diritto di continuità’ del modello Marche. Il paradosso è che in caso di rifiuto di alleanze elettorali con la destra, il candidato sindaco Alberto Scarfini vedrebbe in Calcinaro un caposaldo sì civico ma anche uno stretto alleato di un’eventuale opposizione cittadina e regionale capitanata da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia.

Sul fronte opposto, il nuovo scenario rappresenta un’opportunità per il centrosinistra che, per quasi 10 anni, è rimasto sopito in attesa di conoscere quale sarebbe stata la scelta di Calcinaro, per poi risvegliarsi improvvisamente dopo aver realizzato che non sarebbe stato dalla loro parte. Potrebbe essere l’occasione per rialzare la testa, riaffermare la propria identità e combattere per quei valori e diritti che la destra nazionale e regionale ha, in alcuni casi, già cancellato. Basta però vedere il dibattito nei direttivi per capire che il percorso è tutto in salita.

Il progetto di fare ‘Piazza Pulita’ dei partiti tradizionali è fisiologicamente arrivato al capolinea. Eventuali alleanze post voto con i partiti, tipiche delle ‘magie da ballottaggio’, sarebbero una clamorosa presa in giro per gli elettori . E’ arrivato il momento di scegliere da che parte stare!

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