di Paolo Paoletti
Il giornalismo non è qualcosa che si spegne. Dopo anni passati nelle redazioni di radio, quotidiani cartacei e online, ho deciso di prendermi una pausa per potermi dedicare alla sfera privata. Così è stato.
In questi quattro anni e mezzo di distanza dal giornalismo, molte cose sono cambiate nella mia vita, ma il suo richiamo non ha mai smesso di farsi sentire, diventando col tempo sempre più insistente. Dentro cresceva l’urgenza di tornare a scrivere, di prendere posizione su ciò che vedevo e leggevo accadere intorno a me. Sentivo il bisogno di ascoltare i diretti interessati e di cercare risposte a domande che non venivano poste.
Così, ho voluto ridare vita ad un mio vecchio blog (l’ultimo articolo pubblicato risaliva al 2010), dandogli un nuovo volto. L’ho voluto rinominare “Interferenze”. Il nome non è casuale. L’interferenza non spegne il segnale, lo disturba quanto basta per costringere ad ascoltarlo meglio. È quello che, a mio avviso, dovrebbe fare il giornalismo: non urlare più forte, ma chiarire e far comprendere.
E’ uno spazio personale. Ho imparato quanto il giornalismo locale sia prezioso, delicato e decisivo. Il “si è sempre fatto così” e la necessità di dover sostenere i costi di una redazione, rischiano però di diventare una gabbia. Interferenze nasce proprio da questa consapevolezza.
Non inseguirò il tempo reale. Non pubblicherò tutto. Qui proverò a interferire quando il racconto appare troppo lineare, quando manca un pezzo. A volte con una notizia, altre con un commento mio o di chi vorrà condividere con me questo spazio, altre ancora con una domanda.
A chi deciderà di seguire questo percorso chiedo spirito critico. In cambio proverò a offrire contesto, onestà e rispetto dei fatti.